15 novembre, 2005

El burghèz e la Giornalista

Domenica sera. La tv rimanda immagini datate di comizi irresponsabili e, probabilmente, contro le leggi. L'indignazione è forte, la rabbia sale e ti rendi conto che potrebbe scaturire nella medesima violenza lessicale e non solo. Mentre sui medesimi schermi ci stanno raccontando di guerriglia sociale, stolti politicanti caricaturali si compiacciono del loro antisemitismo.
Schifo, repulsione, incazzatura. Non voglio più questi non-uomini al potere. Non più.
Passano una manciata di minuti ed una giornalista, pacata e culturalmente preparata, sostituisce la faccia del tipaccio sul monitor. Racconto toccante il suo. Chiaro, preciso, documentato. Racconto umano, atto d'accusa politico-mediatico. Non mi importa che sia di sinistra o di destra. La ragionevolezza e la sobrietà degli argomenti non hanno colore.
"El burghèz" rimane piccino piccino come probabilmente lo è il suo intelletto. La "giornalista comunista" ci riporta alla grandezza dell'intelligenza e della ragione.